Bibliografia sulle pratiche interne del Taoismo
A Short Bibliography compiled by Fabrizio Pregadio
giovedì 2 febbraio 2017
9 TAOIST BOOKS ON THE ELIXIR
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The Longmen Lineage
Testo sul lignaggio Longmen (Porta del Drago)
THE LONGMEN LINEAGE Historical Notes Edited and translated by Fabrizio Pregadio, English translation © Fabrizio Pregadio and Golden Elixir Press 2014
THE LONGMEN LINEAGE Historical Notes Edited and translated by Fabrizio Pregadio, English translation © Fabrizio Pregadio and Golden Elixir Press 2014
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The Way of the Golden Elixir
Una buona introduzione all'alchimia interna del Taoismo.
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Wang Mu - Foundations of Internal Alchemy
Un trattato fondamentale sulle pratiche di alchimia interiore del Taoismo.
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sabato 28 gennaio 2017
Grigori Rasputin
Elémire Zolla
da Conoscenza religiosa, 4, 1975
da Conoscenza religiosa, 4, 1975
Nel 1972, durante un giro di conferenze sul satanismo in città italiane, accadeva quasi dovunque lo stesso episodio; qualcuno dal pubblico si alzava per proporre come esempio di essere satanico Rasputin. A tanta distanza di tempo, com'era intatta la sua fama!
E che cosa rispondere? In tali circostanze i generi letterari possibili sono ben pochi, giusto l'epigramma, il monito, l'epigrafe, la battuta; non era il caso di tentare una difesa della memoria così efficacemente oltraggiata, fu appena possibile ammonire che non esistevano prove, non si dice di satanismo, ma del minimo reato. Grigori Efimovic Rasputin era nato cent'anni esatti prima di quelle imbarazzate risposte, nel 1872, nel mese di giugno, nel villaggio siberiano di Pokrovskoe. Fanciullo, amò la preghiera e le letture sacre e, quando ebbe dodici anni, manifestò pubblicamente la sua vocazione. Nello stanzone della sua casa si erano riuniti i capifamiglia di Pokrovskoe per consultarsi su un misterioso furto di cavalli; Grigori, che stava rannicchiato febbricitante sotto le coperte, all'improvviso si alzò, gridando che il ladro era uno dei presenti, il più ricco e insospettabile. Risultò vero. Già allora la mente di Grigori era dunque folgorata da verità ignote a tutti. Questo privilegio tremendo lo portò ad appartarsi, ma non lo incupì, anzi era lui il primo al ballo come alla fienagione, e sapeva diventare un festoso re dei conviti. In seguito, nella vita, sempre la letizia gli sembrerà il segno naturale della fede; nella maturità, scrivendo da Gerusalemme agli amici, dice che più della latina gli sembra religiosa la Pasqua russa, in cui tutti visibilmente esultano di felicità. C'era nella regione di Pokrovskoe un monastero ed accanto ad esso viveva un romito. Da ragazzino Grigori tentò invano di raggiungere, a piedi, quella mèta. Il giorno in cui riuscì finalmente ad arrivarci, vi rimase per due mesi e si mise sotto la direzione spirituale del romito. Da allora in poi, di quando in quando, come mosso da segreti segnali, partiva di casa per lunghi pellegrinaggi, secondo la tradizione russa degli stranniki, gli asceti laici vaganti, affidati alla provvidenza, di santuario in santuario, assorti in una ininterrotta invocazione di Dio che doveva distruggere dentro di loro fin l'ultima traccia di umane distrazioni. Per spiegare ciò che in loro avveniva, vale forse la pena di rammentare le strane similitudini con cui si parla dei loro emuli in India: si dice che la loro mente, costantemente affilata e appuntita, diventa come la proboscide d'un elefante che, dovendo reggere sempre un peso, rimane tutta tesa e immobile. Bisogna pur accennare a queste tecniche di trasformazione della psiche, così difficili a spiegare, che la tradizione ortodossa custodisce, perché soltanto rammentando che Rasputin le praticava, si può sperare di comprenderlo; ignorando questa premessa si cade nell'ingenuità di chi l'ha preso per un semplice contadino siberiano dall'inconsueta, ipnotizzante vitalità.
Quando gli morì la madre, Grigori assolse al suo dovere familiare e contadino portandosi in casa una sposa. Diventò padre e i paesani ricorderanno che ballava di gioia stringendosi al petto il bambino. Ricorderanno anche l'affetto tra i due sposi, destinato a non appassire mai.
Il primo figlio morì; per lungo tempo Grigori restò attonito per il dolore. Riprese poi a pellegrinare e raggiunse, a piedi, l'Athos e poi la Terrasanta.
Al ritorno la sposa lo aspettava col nuovo figlioletto, già grandino. Ma era un ritorno diverso dai precedenti. Grigori era mutato, reduce da un'esperienza indicibile, ne era come tutto illuminato dall'interno. E' ormai un maestro e un taumaturgo, discerne l'avvenire, risana i malati, libera gli ossessi, insegna l'orazione. Nel giardinetto davanti a casa edifica una cappella dove spiega ai paesani, che l'hanno visto nascere e crescere, la Scrittura, e prega con loro comunicando con la voce, con lo sguardo e i suoi slanci d'una paurosa intensità.
Ma non c'è un paradiso terreno dove non si aggiri il serpente, una vita misticamente felice è un magnete che attira gratuite persecuzioni: la visione dell'innocenza invelenisce i dannati. Odii furibondi e gratuiti suscita Grigori. Un giorno in un sonnolento commissariato siberiano una donna si precipita, tutta scarmigliata e affranta e racconta fra lacrime e singulti, in ogni particolare, come Grigori l'ha orribilmente aggredita e seviziata. I gendarmi sbalorditi scoprono che in quel momento egli si trova in un luogo lontanissimo.
Che cosa, chi ha allucinato la sciagurata? Ed è appena una di uno stuolo innumerevole, incredibile di indemoniati calunniatori. Fra loro il prete di Pokrovskoe, che denuncia al vescovo la cappellina nel giardino di Rasputin come un covo di turpi riti ereticali. La commissione episcopale incaricata di indagare accerta l'irreprensibilità di quei sacri convegni contadini.
Eppure quest'accusa, mai provata, sempre ripetuta, rimarrà spiaccicata al nome di Rasputin come una bava d'energumeno, aldilà della morte.
La principessa montenegrina conosce Grigori durante un pellegrinaggio in Ucraina e l'invita a visitarla a San Pietroburgo. Mite e maestoso egli s'inoltra nel salone del palazzo, fieramente esorta i principi ad abbandonare lo spiritismo che li ossessiona, quindi si china a guarire la loro cagnolina moribonda.
Sarà presentato allo Zar e alla Zarina. É uno di quegli incontri tremendi, segnati, sui quali lo storico, ogni uomo curioso dell'umano destino, interminabilmente medita nei secoli.
Grigori forse è l'unico che amerà quegli sventurati; basta il suo sguardo, anzi la sua voce al telefono che narra storie siberiane d'animali della foresta a fermare le emorragie dello Zarevic emofilico.
Purtroppo la notizia degl'incontri trapela. Portata dal mare di fango della celebrità, una schiuma pietroburghese di esaltati, di provocatori, di isteriche, di appaltatori, di giocatori di borsa circonda Grigori. Tutte le forze dello Stato russo, la Imperiale Casa eccettuata, sono unite contro di lui. La persecuzione non è più soltanto di dementi isolati.
Attorno alla stufa, nella portineria del caseggiato pietroburghese dove Grigori alloggia, giorno e notte stanno accovacciati i più ridicoli e pericolosi ceffi che la polizia tiene al suo soldo. Tutte le sere i loro pennini grattano, sui fogli dei loro quaderni, interminabili, industriosi rapporti; il farfuglio che cade dalle labbra della pazza del quartiere, del ruffiano della bettola, della baldracca esagitata, tutto costoro raccattano con scrupolo. Con diuturna minuzia di orafi confezionano le loro pallottoliere di sozzura: a ogni costo i desideri dei superiori vanno esauditi e quali siano è ben chiaro. Più volte si è perfino tentato di andare per le spicce; così una mattina l'amata gatta di Grigori, non appena intinta la rosea linguina nel latte, è stramazzata morta.
É ora di lasciare cadere una volta per sempre nell'immondezzaio quei rapporti di spioni, farciti delle loro rozze fantasticherie su libidini e peculati bene intrecciati. Basta una riflessione da niente, decisiva. Se un filo di prova fosse stato appena appena presentabile ad un giudice qualsiasi, come ci si sarebbe precipitati a distruggere l'odiato taumaturgo, con una semplice denuncia! Non si dica che si temeva la protezione dello Zar, il quale non riuscì nemmeno a far punire gli assassini di Grigori.
Perché tutti i circoli politici, la stampa, l'intera compagine dello Stato si erano votati alla distruzione di Grigori? C'era - si è suggerito - chi ne aveva giurato la rovina da quando egli aveva osato deprecare i pogromi. C'era d'altro canto chi temeva di veder dissipata la nebbia delle ideologie dalle sue semplici, popolari verità.
Eppure questi non sono motivi che spieghino l'avversione del primo ministro Stolypin, il quadrato allievo di Mendelciev, come pochi esperto d'uomini e di affari. Quando Grigori gli comparve dinanzi, egli si sentì soverchiato e quasi ne fu paralizzato; allora immaginò d'essere vittima di un tentativo d'ipnosi e si mise a inveire. Il suo era lo sgomento d'un uomo tutto calato in un mondo politico, positivo, dalla religiosità puramente canonica, di fronte a uno sguardo infuocato, mite, insondabile, dell'altro mondo, che lo gettava, per la prima volta in vita sua, nel panico.
Ma esaminiamo l'accusa più tenace fra quante si muovono a Grigori: il suo ascendente politico sullo Zar. Mettiamo una buona volta in fila, in piena luce, i suoi consigli all'autocrate.
Nel 1905 gli suggerisce d'inaugurare il parlamento: un gesto di pacificazione.
Quando l'Austria regola a modo suo la questione bosniaca Grigori va ripetendo senza sosta: «Non vale la pena di combattere per i Balcani. Temi la guerra». Differì in tal modo la guerra mondiale, destinata a scoppiare qualche anno dopo nell'infame 1914, a dispetto dei suoi scongiuranti messaggi, durante la sua assenza dalla capitale.
L'inutile strage fu scatenata, cominciò la serie dei dieci attentati alla vita di Rasputin. Non a caso, egli esortava ora lo Zar a ricevere e ad ascoltare le deputazioni dei contadini, a preparare la ripartizione fra i coltivatori delle terre demaniali, della manomorta ecclesiastica, dei latifondi, a revocare, infine, e subito, le leggi contro le minoranze religiose e razziali.
Fu esasperata l'organizzata diffamazione nei salotti, l'insinuazione sui giornali fu gravata, alcuni giovinastri della nobiltà tramarono l'omicidio.
Una notte del dicembre 1916 il loro capo, il principe Yussupov, riesce ad attrarre nel suo palazzo Grigori, che entra dicendo: «Sai come sono calunniato. Ricordati come il Cristo fu perseguitato. Soffrì a causa della verità».
Yussupov offre dolciumi e madera zeppi di cianuro. Grigori mangia e beve senza dar vista di risentirne.
Yussupov gli mostra un crocifisso italiano di cristallo, egli si china segnandosi a venerarlo. Allora i complici entrano e sparano. Uno di loro, medico, accerta la morte.
Ma il corpo esamine si rialza, ghermisce alla gola Yussupov, che con uno strattone atterrito si libera e fugge. Grigori sarà riabbattuto a rivoltellate sulla neve del parco e ora Yussupov si accanisce su di lui con uno sfollagente. Quando i congiurati lo getteranno in un crepaccio del fiume gelato, pare che ancora protenderà le mani per salvarsi.
Questa la versione dell'assassino Yussupov. Che il taumaturgo dato per morto si rianimasse, pare comunque sicuro.
Si sono allineate le poche notizie sicure sui quarantaquattro anni di vita di Grigori Rasputin. Ma come potremmo avvicinarlo meglio? Come ne faremo una conoscenza più intima?
Due segni non ingannano, lo stile e la grafia.
Alcune sue lettere sono conservate e ci consentono di sorprendere lo stile che è l'uomo. Furono spedite agli amici in Russia durante un suo secondo viaggio in Terrasanta. Nell'assenza di ogni sapienza letteraria, pure chiarissimo ne emerge il paesaggio interiore, come un tempo usava dire, ed è quello d'un uomo che sa abitualmente separarsi, quale vigile e impassibile spirito, dalla sua anima dominata e sorvegliata. Con partecipazione trepidante, tenera egli osserva ogni evento, ogni spettacolo esterno, per cavarne subito una metafora, un simbolo dell'invisibile: una parabola. Questa ricchezza e altezza interiori testimoniano meglio d'ogni documento storico, d'una vita austera e caritatevole. Così Gregori descrive la sua traversata del Mar Nero:
La grafia di queste lettere è rustica ma armoniosa a suo modo, l'arco delle curve è quello della schiettezza e della generosità, della celebre generosità di Grigori. Se si prova a ricalcare la sua scrittura, a rifarla e se così muovendo il nostro polso con l'esatta cadenza del suo, ci porremo in ascolto di ciò che dentro di noi così, a quel ritmo, si desta, avremo l'impressione dapprima come di una buia, calma, silenziosa profondità e poi di un affiorare in essa di calde successive ondate d'una forza psichica immane. Questa grafia traccia quelle pagine soavi che si sono citate. Di questo contemplativo che con l'orazione sanava i malati, liberava gli ossessi, largiva parole di pace e di buongoverno ai potenti, si osò fare un mostro assatanato. Che la sua grazia ritorni visibile agli onesti.
Quando gli morì la madre, Grigori assolse al suo dovere familiare e contadino portandosi in casa una sposa. Diventò padre e i paesani ricorderanno che ballava di gioia stringendosi al petto il bambino. Ricorderanno anche l'affetto tra i due sposi, destinato a non appassire mai.
Il primo figlio morì; per lungo tempo Grigori restò attonito per il dolore. Riprese poi a pellegrinare e raggiunse, a piedi, l'Athos e poi la Terrasanta.
Al ritorno la sposa lo aspettava col nuovo figlioletto, già grandino. Ma era un ritorno diverso dai precedenti. Grigori era mutato, reduce da un'esperienza indicibile, ne era come tutto illuminato dall'interno. E' ormai un maestro e un taumaturgo, discerne l'avvenire, risana i malati, libera gli ossessi, insegna l'orazione. Nel giardinetto davanti a casa edifica una cappella dove spiega ai paesani, che l'hanno visto nascere e crescere, la Scrittura, e prega con loro comunicando con la voce, con lo sguardo e i suoi slanci d'una paurosa intensità.
Ma non c'è un paradiso terreno dove non si aggiri il serpente, una vita misticamente felice è un magnete che attira gratuite persecuzioni: la visione dell'innocenza invelenisce i dannati. Odii furibondi e gratuiti suscita Grigori. Un giorno in un sonnolento commissariato siberiano una donna si precipita, tutta scarmigliata e affranta e racconta fra lacrime e singulti, in ogni particolare, come Grigori l'ha orribilmente aggredita e seviziata. I gendarmi sbalorditi scoprono che in quel momento egli si trova in un luogo lontanissimo.
Che cosa, chi ha allucinato la sciagurata? Ed è appena una di uno stuolo innumerevole, incredibile di indemoniati calunniatori. Fra loro il prete di Pokrovskoe, che denuncia al vescovo la cappellina nel giardino di Rasputin come un covo di turpi riti ereticali. La commissione episcopale incaricata di indagare accerta l'irreprensibilità di quei sacri convegni contadini.
Eppure quest'accusa, mai provata, sempre ripetuta, rimarrà spiaccicata al nome di Rasputin come una bava d'energumeno, aldilà della morte.
La principessa montenegrina conosce Grigori durante un pellegrinaggio in Ucraina e l'invita a visitarla a San Pietroburgo. Mite e maestoso egli s'inoltra nel salone del palazzo, fieramente esorta i principi ad abbandonare lo spiritismo che li ossessiona, quindi si china a guarire la loro cagnolina moribonda.
Sarà presentato allo Zar e alla Zarina. É uno di quegli incontri tremendi, segnati, sui quali lo storico, ogni uomo curioso dell'umano destino, interminabilmente medita nei secoli.
Grigori forse è l'unico che amerà quegli sventurati; basta il suo sguardo, anzi la sua voce al telefono che narra storie siberiane d'animali della foresta a fermare le emorragie dello Zarevic emofilico.
Purtroppo la notizia degl'incontri trapela. Portata dal mare di fango della celebrità, una schiuma pietroburghese di esaltati, di provocatori, di isteriche, di appaltatori, di giocatori di borsa circonda Grigori. Tutte le forze dello Stato russo, la Imperiale Casa eccettuata, sono unite contro di lui. La persecuzione non è più soltanto di dementi isolati.
Attorno alla stufa, nella portineria del caseggiato pietroburghese dove Grigori alloggia, giorno e notte stanno accovacciati i più ridicoli e pericolosi ceffi che la polizia tiene al suo soldo. Tutte le sere i loro pennini grattano, sui fogli dei loro quaderni, interminabili, industriosi rapporti; il farfuglio che cade dalle labbra della pazza del quartiere, del ruffiano della bettola, della baldracca esagitata, tutto costoro raccattano con scrupolo. Con diuturna minuzia di orafi confezionano le loro pallottoliere di sozzura: a ogni costo i desideri dei superiori vanno esauditi e quali siano è ben chiaro. Più volte si è perfino tentato di andare per le spicce; così una mattina l'amata gatta di Grigori, non appena intinta la rosea linguina nel latte, è stramazzata morta.
É ora di lasciare cadere una volta per sempre nell'immondezzaio quei rapporti di spioni, farciti delle loro rozze fantasticherie su libidini e peculati bene intrecciati. Basta una riflessione da niente, decisiva. Se un filo di prova fosse stato appena appena presentabile ad un giudice qualsiasi, come ci si sarebbe precipitati a distruggere l'odiato taumaturgo, con una semplice denuncia! Non si dica che si temeva la protezione dello Zar, il quale non riuscì nemmeno a far punire gli assassini di Grigori.
Perché tutti i circoli politici, la stampa, l'intera compagine dello Stato si erano votati alla distruzione di Grigori? C'era - si è suggerito - chi ne aveva giurato la rovina da quando egli aveva osato deprecare i pogromi. C'era d'altro canto chi temeva di veder dissipata la nebbia delle ideologie dalle sue semplici, popolari verità.
Eppure questi non sono motivi che spieghino l'avversione del primo ministro Stolypin, il quadrato allievo di Mendelciev, come pochi esperto d'uomini e di affari. Quando Grigori gli comparve dinanzi, egli si sentì soverchiato e quasi ne fu paralizzato; allora immaginò d'essere vittima di un tentativo d'ipnosi e si mise a inveire. Il suo era lo sgomento d'un uomo tutto calato in un mondo politico, positivo, dalla religiosità puramente canonica, di fronte a uno sguardo infuocato, mite, insondabile, dell'altro mondo, che lo gettava, per la prima volta in vita sua, nel panico.
Ma esaminiamo l'accusa più tenace fra quante si muovono a Grigori: il suo ascendente politico sullo Zar. Mettiamo una buona volta in fila, in piena luce, i suoi consigli all'autocrate.
Nel 1905 gli suggerisce d'inaugurare il parlamento: un gesto di pacificazione.
Quando l'Austria regola a modo suo la questione bosniaca Grigori va ripetendo senza sosta: «Non vale la pena di combattere per i Balcani. Temi la guerra». Differì in tal modo la guerra mondiale, destinata a scoppiare qualche anno dopo nell'infame 1914, a dispetto dei suoi scongiuranti messaggi, durante la sua assenza dalla capitale.
L'inutile strage fu scatenata, cominciò la serie dei dieci attentati alla vita di Rasputin. Non a caso, egli esortava ora lo Zar a ricevere e ad ascoltare le deputazioni dei contadini, a preparare la ripartizione fra i coltivatori delle terre demaniali, della manomorta ecclesiastica, dei latifondi, a revocare, infine, e subito, le leggi contro le minoranze religiose e razziali.
Fu esasperata l'organizzata diffamazione nei salotti, l'insinuazione sui giornali fu gravata, alcuni giovinastri della nobiltà tramarono l'omicidio.
Una notte del dicembre 1916 il loro capo, il principe Yussupov, riesce ad attrarre nel suo palazzo Grigori, che entra dicendo: «Sai come sono calunniato. Ricordati come il Cristo fu perseguitato. Soffrì a causa della verità».
Yussupov offre dolciumi e madera zeppi di cianuro. Grigori mangia e beve senza dar vista di risentirne.
Yussupov gli mostra un crocifisso italiano di cristallo, egli si china segnandosi a venerarlo. Allora i complici entrano e sparano. Uno di loro, medico, accerta la morte.
Ma il corpo esamine si rialza, ghermisce alla gola Yussupov, che con uno strattone atterrito si libera e fugge. Grigori sarà riabbattuto a rivoltellate sulla neve del parco e ora Yussupov si accanisce su di lui con uno sfollagente. Quando i congiurati lo getteranno in un crepaccio del fiume gelato, pare che ancora protenderà le mani per salvarsi.
Questa la versione dell'assassino Yussupov. Che il taumaturgo dato per morto si rianimasse, pare comunque sicuro.
Si sono allineate le poche notizie sicure sui quarantaquattro anni di vita di Grigori Rasputin. Ma come potremmo avvicinarlo meglio? Come ne faremo una conoscenza più intima?
Due segni non ingannano, lo stile e la grafia.
Alcune sue lettere sono conservate e ci consentono di sorprendere lo stile che è l'uomo. Furono spedite agli amici in Russia durante un suo secondo viaggio in Terrasanta. Nell'assenza di ogni sapienza letteraria, pure chiarissimo ne emerge il paesaggio interiore, come un tempo usava dire, ed è quello d'un uomo che sa abitualmente separarsi, quale vigile e impassibile spirito, dalla sua anima dominata e sorvegliata. Con partecipazione trepidante, tenera egli osserva ogni evento, ogni spettacolo esterno, per cavarne subito una metafora, un simbolo dell'invisibile: una parabola. Questa ricchezza e altezza interiori testimoniano meglio d'ogni documento storico, d'una vita austera e caritatevole. Così Gregori descrive la sua traversata del Mar Nero:
«Come parlerò della bonaccia? Lasciata Odessa, sul Mar Nero c'era una gran quiete e l'anima mia si fece tutt'uno col mare, si assopì nella quiete. Si vedevano le onde minute brillare come gocce d'oro e l'occhio non vedeva altro. Non è questo forse un esempio divino? Oh com'è preziosa l'anima dell'uomo; certamente è simile ad un gioiello. E proprio come il mare è la sconfinata potenza dell'anima Quando ti alzi la mattina, le onde parlano, spruzzano, gioiscono. Il sole risplende levandosi piano piano sopra il mare e l'anima dimentica l'iniquità del mondo contemplando il sole scintillante. E dentro nasce una grande felicità, l'anima medita sul libro della vita, sulla sapienza della vita, ineffabilmente bella. Il mare ridesta dal sonno delle cose mondane.
[...]
Se i flutti balzano in alto, l'anima s'inquieta, l'uomo si turba, e si aggira per il bastimento come smarrito dentro una nebbia. Ma questa sventura ci potrebbe capitare anche in terraferma, soltanto che lì non ce ne rendiamo conto, non sentendo il flutto che ci fa andare su e giù. In mare tutti vedono la sventura che in terraferma rimane nascosta agli occhi, allorché il diavolo ci trascina e la coscienza è tutta un fluttuare su e giù. Se anche i flutti del mare non esistessero, pure si solleverebbero e si abbasserebbero i flutti dentro di noi».
La grafia di queste lettere è rustica ma armoniosa a suo modo, l'arco delle curve è quello della schiettezza e della generosità, della celebre generosità di Grigori. Se si prova a ricalcare la sua scrittura, a rifarla e se così muovendo il nostro polso con l'esatta cadenza del suo, ci porremo in ascolto di ciò che dentro di noi così, a quel ritmo, si desta, avremo l'impressione dapprima come di una buia, calma, silenziosa profondità e poi di un affiorare in essa di calde successive ondate d'una forza psichica immane. Questa grafia traccia quelle pagine soavi che si sono citate. Di questo contemplativo che con l'orazione sanava i malati, liberava gli ossessi, largiva parole di pace e di buongoverno ai potenti, si osò fare un mostro assatanato. Che la sua grazia ritorni visibile agli onesti.
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giovedì 26 gennaio 2017
Ramana Maharshi. Un saggio dell'età dell'oro
Per coloro che la volessero stampare, una breve biografia di Ramana Maharishi ad opera di Pietro Mancuso
PDF DELLA BIOGRAFIA
FONTE
![]() |
| La mucca Laksmi che raggiunse la Liberazione |
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Tradizione indiana
Il divieto di interesse nell'Islam
DOMANDE E RISPOSTE
Di Imran Hossein
Traduzione di Red Shaytan
dal libro "The prohibition of the riba in the Quran and Sunnah" di Imran Hossein
scaricabile qui.
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| Surah Al Baqarah Versi 275-281, dove viene proibita l'usura |
DOMANDA: E' permesso a un musulmano mettere il suo denaro in un conto di risparmio o in un deposito a tasso fisso in una banca?
RISPOSTA: No! Questo potrebbe portare a un aumento che potrebbe rappresentare un interesse o riba. E Allah, l'Altissimo e il Profeta hanno proibito ai musulmani l'utilizzo del riba.
DOMANDA: E' proibito a un musulmano pagare un interesse (riba)?
RISPOSTA: Sì! Si tratti di interessi su un prestito per comprare una casa, un auto, per pagare gli studi, o di interessi su una carta di credito, ai musulmani è proibito pagare interessi. Il Profeta ha sanzionato tutti e quattro e ha detto che sono ugualmente colpevoli, chi ha accettato il riba, chi ha pagato il riba, chi ha registrato la transazione e i due testimoni. Egli ha detto che tutti sono colpevoli in misura eguale.
DOMANDA: Se un musulmano ha già contratto un riba per l'acquisto di una casa, cosa può fare per obbedire ad Allah l'Altissimo e al Suo Profeta?
RISPOSTA: Egli può vendere la casa ed estinguere il debito con la banca. Egli quindi può vivere in una proprietà affittata fino a quando possa affrontare l'acquisto di una casa con contanti. Se le case sono care e non può affrontarne l'acquisto, può seguire la Sunnah e accontentarsi di vivere in una casa più piccola o in un appartamento che può essere costruito o acquistato senza avere debiti.
O può attivarsi per attrarre un numero sufficiente di investitori che potrebbero mettere il denaro con cui pagare la banca. Se il valore di mercato della casa fosse di 100.000 $, gli investitori che saldano la banca avrebbero il 50% di proprietà della casa e a lui resterebbe l'altro 50%. Egli potrebbe quindi affittare la casa dalla società che ora possiede la casa). Se egli affitta per 1.000 $ al mese, gli ritornerebbero 500 $ al mese come quota di ritorno dell'investimento. Egli poi potrebbe stipulare un secondo contratto per acquistare dagli investitori la metà della proprietà secondo un piano di pagamenti scaglionati e concordati che risultino agevoli per le parti. Ogni anno, comunque, ci sarebbe una nuova valutazione del valore della proprietà. Quando egli avrà acquistato l'intera metà dei suoi soci, sarà il solo proprietario della casa.
DOMANDA: Può un musulmano investire nel mercato azionario?
RISPOSTA: Prima di tutto cos'è una quota azionaria? Una quota azionaria è una parte di una società. se tu compri una quota azionaria di una società, diventi proprietario di una parte della società. Ora tu hai titolo per condividere sia i profitti che le perdite della società. Gli investitori guadagnano pagamenti dai dividendi dalle loro azioni. Essi possono realizzare un profitto vendendo le loro azioni a un prezzo maggiore di quando le avevano acquistate.
Il mercato azionario nel libero mercato è una valida e legittima istituzione economica, ma il libero mercato nel mondo di oggi non esiste più da lungo tempo. il mercato azionario nell'economia capitalista è permeato dal riba; infatti è un cortile di giocatori d'azzardo e di ladri. La speculazione è la forza dominante nel mercato azionario d'oggigiorno. E le transazioni speculative rappresentano riba. Cos'è una transazione speculativa? E' una transazione in cui uno compra prevedendo la probabile salita dei prezzi. Se accade questo, egli vende realizzando un profitto. Ci possono essere transazioni in cui uno vende prevedendo la discesa dei prezzi. Quando i prezzi discendono, uno ricompra quello che aveva venduto e così realizza un profitto. Le transazioni speculative non sono diverse dal gioco d'azzardo. Un musulmano deve piuttosto investire nella propria impresa, o in mancanza di questa, deve investire in affari halal posseduti o gestiti da un singolo o da un gruppo di persone che sino oneste e che abbiano fiuto per gli affari.
Il mercato azionario di oggi opera in base all'accesso all'informazione. Chiunque ottenga per primo delle informazioni può sfruttare tale conoscenza e fare soldi. Così una delle chiavi per dei guadagni cospicui nel mercato azionario, è l'accesso tempestivo alle informazioni. L'accesso alle informazioni è comunemente ottenuto ottenuto grazie al raggiro e alla mafia. Così questo diventa spionaggio. Le informazioni confidenziali da fonti governative talvolta sono ottenute tramite quid pro quo per contributi a campagne politiche fatti durante le elezioni. Quegli investitori onesti che non hanno accesso alle informazioni confidenziali e alle informazioni riservate non hanno alcuna possibilità di successo nel mercato azionario che così può operare nell'inganno e per di più nel riba!
DOMANDA: Un musulmano può usare una carta di credito?
RISPOSTA: Una carta di credito è una carta che permette al suo possessore di disporre di un certo ammontare per un periodo di tempo (generalmente un mese). Se questo debito viene ripagato nel periodo di tempo stabilito, il debito potrebbe essere senza interessi. Se, d'altro canto, il debito non viene ripagato nel tempo prestabilito, interessi (riba) sono caricati sul debito. Ad un musulmano è proibito pagare interessi e così per un musulmano che paghi tutti i debiti della sua carta di credito a tempo che non debba mai pagare interessi, si può arguire che egli non abbia violato la legge usando la carta di credito. Comunque bisogna considerare il fatto seguente:il contratto con cui uno acquista una carta di credito è un contratto che prevede provvigioni per il riba. Un accordo del genere è haram per un musulmano. In questo modo stipulando questo contratto se ne stipula uno che comprende il riba.
un musulmano può accettare del credito a condizione che se non restituirà alla scadenza prevista, il musulmano sia obbligato a bere un bicchiere di whisky? No! Un musulmano può accettare del credito a condizione che se non restituisce alla scadenza prevista, il creditore avrà il diritto di dormire con sua moglie? No! Bene, quindi come può un musulmano accettare credito che se non può restituirlo alla scadenza prevista, sia costretto a pagare il riba?
Secondo, qualsiasi cosa conduca all'haram è haram di per sé stessa. Per una persona che possa dimostrare responsabilità finanziaria nell'estinguere tutti i debiti della carta di credito alla scadenza, ce ne saranno 99 che non lo faranno e che ricadranno direttamente nel pagare il riba. Per accettare una possibilità del genere si dovrebbe adottare il principio di vita di "ogni uomo pensi a sé e gli altri vadano al diavolo!". Ad un musulmano è proibito vivere una vita del genere.
DOMANDA: Un musulmano può aprire un conto corrente in banca?
RISPOSTA: Nella mia opinione, sì! I conti correnti normalmente non fruttano interessi. E' possibile, del resto, esserne sicuri con una banca. Non si può, comunque, mantenere un deposito mensile medio su un conto corrente più grande dell'importo necessario per azzerare ogni prelievo che possa essere fatto nel mese. Ci sono 2 ragioni per questo: la prima, la banca può prestare il vostro denaro con interessi e così tu daresti il tuo contributo (che potresti evitare) al mantenimento del sistema del riba bancario; la seconda, il denaro cartaceo rappresenta riba e collasserà in un giorno secondo la profezia del Profeta. I musulmani dovranno fare ogni passo possibile per proteggersi da questo crash. Un modo per farlo è quello di conservare la minima quantità possibile di valuta in danaro cartaceo. Spero che sarà possibile un giorno usare oro e argento coniati. Quando questo sarà fatto, la valuta sarà immagazzinata in dinari e dirham. Quando avverrà il crash, i risparmiatori in dinari e dirham non subiranno perdite!
DOMANDA: Un musulmano può disfarsi del denaro proveniente dal riba, dandolo in carità?
RISPOSTA: No! Quello che è haram per un musulmano è anche haram per suo fratello
DOMANDA: Si può dare il danaro del riba quando la donazione viene fatta per il masjid?
RISPOSTA: No! Neanche gli arabi pagani che adoravano gli idoli avrebbero accettato il danaro del riba per il masjid al-haram (quando fu ricostruita la ka'ba prima della chiamata dell'Islam).
DOMANDA: Allora, se il danaro del riba non può essere usato per alcun beneficio personale e non può essere dato in carità, cosa dobbiamo farne?
RISPOSTA: Qui c'è la mia risposta a una lettera sull'argomento che ricevetti da una sorella musulmana che aveva fatto un investimento prima di entrare nell'Islam e che aveva qualche guadagno da esso. Voleva sapere se il danaro che ella aveva fatto fosse riba e nel caso, cosa dovesse farne:
Cara sorella...
Grazie per la vostra lettera. Il mio cuore è riscaldato quando trovo timore di Allah come è rivelato nella vostra lettera. Sono anche felice che il libretto sull'Importanza della Proibizione del Riba nell'Islam" possa aver provocato un positivo sviluppo nella vostra vita, Alhamdu lillah!
Il vostro investimento è tale che, mentre l'ammontare del profitto può fluttuare, non vi è un corrispondente rischio di perdite. Una transazione del genere non è ba'i (affari o commercio). E' proprio riba! Voi siete coinvolta in un peccato molto grave e dovete immediatamente fare i passi necessari per venirne fuori. Se voi avete commesso il peccato in uno stato di ignoranza e avete immediatamente fatto i passi necessari per correggervi non appena ne siete venuta a conoscenza, avete adempiuto a uno dei requisiti per il perdono di Allah, vale a dire tauba.
Come disporre del danaro del riba che è stato accumulato tramite l'investimento? Per prima cosa, non può essere usato per il vostro vantaggio personale. Per seconda cosa, non può essere dato agli altri come carità poiché quello che haram per voi (riba), è haram per tutta l'umanità.
Forse la sola possibilità che si apre per voi (i.e. di disporre del danaro del riba), che aumenta la possibilità di essere perdonata da Allah, è la seguente:
I nemici di Allah stanno conducendo una guerra contro tutta l'umanità in generale e in particolare contro i musulmani, con il riba. In questo stato di guerra che ora esiste nella vita economica dell'umanità a causa del riba, si può, forse, è permesso usare il danaro del riba per combattere il riba!
Se accettate la nostra opinione, potete usare quel danaro del riba che è stato accumulato dal vostro investimento, per stampare libri sul riba da diffondere gratis. Quando la gente leggerà questi libri e farà sforzi per liberarsi dal gran peccato del riba, è possibile che Allah perdoni il vostro gran peccato dell'esservi immischiata con il riba.
Allah sa cosa è giusto!
Questa è la mia opinione. E' anche l'opinione del mio fratello Shaikh, Imam Alfahim Jobe che ho consultato. Potremo aver ragione, potremo aver torto, solo Allah conosce tutto.
Rimango vostro fratello nell'Islam
I. N. H.
DOMANDA: Un musulmano può partecipare a uno schema piramidale di marketing; ad esempio, tu commerci un bene per una società e guadagni una commissione per ogni cliente che recluti? O il tuo masjid prende una commissione quando tu recluti un cliente?
RISPOSTA: Se il cliente è scelto sulla base dell'amicizia o a causa del suo senso di lealtà verso il suo masjid o Centro islamico, la decisione dell'affare del cliente concernente l'acquisto di un particolare bene (come la sottoscrizione al telefono con una società lontana) sarà fatta sulla base di considerazioni che non attengono per nulla al libero mercato.
Un bene dovrebbe competere sul mercato in una competizione leale e libera. Uno sfruttamento dei legami dell'amicizia o dell'amore per la religione di una persona come strategia di marketing, rappresenta una corruzione del leale e libero mercato. Questa strategia di marketing rappresenta così una forma di riba.
DOMANDA: Il Profeta ha profetizzato il collasso del sistema monetario internazionale basato sulla carta, plastica ed elettronica. Noi oggi siamo avviluppati dal danaro cartaceo. Cosa possiamo fare?
RISPOSTA: La soluzione reale sarà possibile solo quando il movimento islamico avrà preso il controllo di un territorio. Il governo islamico potrebbe intraprendere passi che porterebbero all'eliminazione del danaro cartaceo. Il governo islamico potrebbe introdurre una legislazione che darebbe corso legale ai dinari d'oro e ai dirham d'argento. Il governo islamico potrebbe istituire zecche che conierebbero monete d'oro e d'argento per la popolazione. Quando i dinari d'oro e i dirham d'argento avranno lo status di valuta legale, il risultato sarà che il lavoro non sarà più retribuito con moneta artificiale ma con moneta reale.
I beni, le proprietà, le proprietà immobiliari e i servizi ora testimonieranno per i venditori che chiedono moneta reale per queste vendite.
L'introduzione dei dinari d'oro e dei dirham d'argento come valuta legale, risulterà in una continua caduta del valore del danaro cartaceo. Tanto più diminuirà e tanto più velocemente lo farà, più crescerà la percezione della gente della superiorità della moneta reale su quella artificiale. Probabilmente il danaro cartaceo collasserà da solo. Quando accadrà, la perdita più grande non sarà sostenuta dalle masse povere, ma dall'élite predatrice.
Fino a quell'epoca quando il danaro reale sarà reintrodotto come valuta legale, i musulmani dovranno proteggere i loro risparmi, convertendoli in monete di oro e argento invece che in danaro cartaceo.
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